Formigoni:
ci servono i poteri ambientali per battere lo smog. Partiti divisi
sulla chiusura del centro La Lega: meglio questo che nuove tasse
LUIGI BOLOGNINI
La pollution charge per Milano non convince il presidente della
Lombardia Roberto Formigoni: «Più che il ticket, possono fare il
divieto di vendere diesel senza filtro antiparticolato, la sostituzione
dei mezzi pubblici con nuovi meno inquinanti e incentivi per chi cambia
la vecchia auto», dice il governatore. In settimana Regione e Comune
faranno le proprie proposte. E non comprenderanno la chiusura del
centro storico suggerita dall' unico ministro milanese, Barbara
Pollastrini (Pari opportunità): «Ho vissuto la Milano del centro chiuso
e quella del centro aperto - dice Formigoni -. Non mi sembra che abbia
cambiato molto le cose. Quel che conta è vietare la circolazione dei
vecchi diesel». Dichiarazioni che riaprono il dibattito. Bruno
Ferrante, il candidato sindaco dell' Unione sconfitto da Letizia
Moratti, invece sta con Pollastrini: «Col ticket in sostanza ci si
compra la possibilità di inquinare. Chiudiamo il centro, magari fino
alle mura spagnole. Ma facciamo anche altro, a partire dal
potenziamento dei mezzi pubblici». La sorpresa è che approva il
ministro anche la Lega. Matteo Salvini premette: «Il Governo stia a
Roma e non venga qui a farci lezioncine. Ciò detto, è più democratico
chiudere il centro che mettere una nuova tassa». E lo dice il partito
che, 10 anni fa, abolì la chiusura del centro attuata da Tognoli: «L'
esperienza di spicchi e attraversamenti ci ha mostrato che fatta la
legge, trovato l' inganno. Meglio chiudere il centro. Anche i
negozianti capiranno: dalla pedonalizzazione di via Dante hanno
guadagnato». Ma proprio Giorgio Montingelli dell' Unione Commercio, che
nel 1990 raccolse 10mila firme per creare quell' isola, precisa:
«Facciamo anche altre aree pedonali, purché su zone limitate e
omogenee. E non solo in centro. Ma, appunto, isole: il ticket lo
approvo, la chiusura totale del centro storico no». Concorda Pietro
Rosa-Gastaldo, di Confesercenti: «Ricavare isole da zone con poca
vocazione al traffico va bene, ma questo basta. E il ticket mi pare un
modo per far cassa: d' accordo limitare la circolazione delle auto, ma
solo con la concertazione di tutta l' area metropolitana». Boccia
nettamente l' idea di chiudere il centro anche il capogruppo di Forza
Italia in Comune, Giulio Gallera: «è stato fatto nel 1985, un periodo
geologico fa, un' epoca dove si dicevano cose come: il metrò è di
destra e il tram di sinistra. è un' ipotesi che non risolve l'
inquinamento e complica gli spostamenti. Mentre la pollution charge è
una risposta anche per l' hinterland, se le soluzioni saranno prese
assieme». Marilena Adamo,
capogruppo dell' Ulivo, ribatte: «Purché le prendano, queste soluzioni:
gli ultimi sei mesi sono passati in chiacchiere, pensando che il ticket
avrebbe risolto tutto e subito. Risultato, l' inverno è alle porte e si
ripensa a tamponi come le targhe alterne. Si possono decidere la
pollution charge, la chiusura del centro, o entrambe. Ma si decida. E
intanto si faccia subito il fattibile: mezzi pubblici, il rispetto
delle norme di carico e scarico e così via». Oppure, chiude il
presidente regionale di Legambiente Damiano Di Simine, si cambi testa:
«Ci sono modi di spostarsi più sostenibili. Se uno non ha i soldi per
un' auto non inquinante può buttarsi sul car sharing, ad esempio. La
pollution charge è il mezzo principale per arrivarci, ma può benissimo
aggiungersi la chiusura del centro».









