Marilena Adamo è nata a Novara il 17/4/1950, vive a Milano dal 1961. Laureata in Filosofia presso l'Università Statale.
Insegnante di Lettere e pedagogista, collabora con centri di formazione e con l'Università di Milano-Bicocca.
Sposata dall'85 con Stefano Righi Riva, ha un figlio di ventitrè anni, Pietro.
Eletta al Senato della Repubblica nelle elezioni del 13 aprile 2008 Incarichi e uffici ricoperti in questa Legistatura
Capogruppo del Partito Democratico dal 2006 alla sua elezione a Senatrice dell'aprile 2008, già dal 2001 Consigliere Comunale e vicepresidente del Consiglio.
La sua passione politica nasce negli anni '70 da giovane insegnante
nella periferia milanese. Presidente del Consiglio di Zona di Affori,
poi Consigliere comunale, è Assessore all'Educazione dall'87 al '90.
Capogruppo in Regione Lombardia promuove la Giunta rossoverde di
Fiorella Ghilardotti ed è Vicepresidente dell'Assemblea fino al 2000.
Cultura, scuola e formazione, donne, accoglienza, regole democratiche, sono i temi delle sue battaglie principali.
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LA RIFORMA DEL LAVORO: IL PROBLEMA DELL'APPRENDISTATO
Nelle commissioni riunite Lavoro e affari
Costituzionali del Senato si sta riesaminando in 4° lettura, l’ormai famigerato
disegno di legge 1167 (Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti…ecc)
dopo le modifiche apportate dalla Camera tra cui l’apprendistato ai 15 anni,
come modalitàanche per assolvere
l’obbligo scolastico.
Per richiamare brevemente la vicenda per i
lettori di Scuola oggi, che ha dedicato molto spazio ai commenti sul tema,
ricordo che alla Camera fu introdotto a sorpresa dal ministro Sacconi un
emendamento all’art. 8(modifiche alla
legge Biagi), che recita “…….l’obbligo di istruzione di cui all’art.1 comma 622
della legge 27 Dicembre 2006 (innalzamento dell’obbligo a 16 anni)…. si
assolve anche nei percorsi di apprendistato per l’espletamento del
diritto-dovere di istruzione e formazione di cui al predetto art.48 del decreto
legislativo n. 276 del 2003 (Sempre legge Biagi). Come Senatori del Pd ,
insieme alle altre opposizioni, abbiamo naturalmente riproposto un emendamentosopressivo del comma, che in particolare la
collega Bastico ed io abbiamo illustrato nel dibattito generale. Abbiamo
sottolineato, oltre alle considerazioni di ordine pedagogico e sociale già
svolte in tante sedi e in sintonia con quanto sostenuto dall’OCSE, dall’Unione
Europea e perfino da Bankitalia sulla necessità d’innalzare i livelli
d’istruzione dei nostri ragazzi, il pasticcio normativo che genera quel comma.
Infatti al precedente art. 46 si differisce di 24 mesi la delega al Governo in
numerose materie tra cui proprio il riordino dell’apprendistato. Allora perché
anticipare?
Non solo,il citato art.
della Biagi,parla dei 15 anni solo
perché nel 2003 quella era l’età dell’obbligo scolastico e quindi prevede una
possibilità di particolare apprendistato da regolamentare con le Regioni solo
ed esclusivamente per il diritto-dovere allora dai 15 ai 18 oggi dai 16 ai 19.
L’emendamento Sacconi quindi, non abrogando la legge sull’obbligo a sedici
anni, pienamente richiamata, anche se malamente, dai recenti Regolamenti per l’
istruzione superiore (la riforma epocale!!), che è legge a tutti gli effetti,
crea un conflitto normativo evidentee
contrasta anche con quanto fatto dal ministro Gelmini, e pubblicizzato in pompa
magna, con alcune Regioni sul triennio nella FP regionale. Non è quindi
possibile passare sic et simpliciter, come prevede l’attuale testo, alle intese
con le Regioni, ma occorrerebbe, se proprio si vuol perseguire per questa
strada ingiusta e perfino inutile – almeno rispetto ai casi di vero abbandono
legato a pesanti problematiche sociali – un provvedimento del ministro della
PIdi rango normativo, che dovrebbe
ripassare dalle Camere.
Purtroppo la maggioranza intende blindare il
testo di legge, per evitare la quinta lettura alla Camera, e ha già anticipato
il suo parere contrario a emendamenti di qualsiasi genere. Per questo abbiamo
cercato di ottenere attraverso un ODG, che si allega, almeno il rinvio e un
provvedimento intermedio che ripassi dalle camere per il parere prima che tutta
la materia vada alle Regioni. Con la speranza che nel frattempo le critiche e i
dubbi che stanno arrivando da ogni dove, comprese le associazioni artigiane che
hanno dichiarato le loro difficoltà a svolgere attività di vera e propria
formazione, inducano ad un serio ripensamento.