Marilena Adamo - Senatrice della Repubblica


Menu principale
Home
Notizie dal SENATO
NEWSLETTER dal Senato
Appuntamenti
Ultime NOTIZIE e COMUNICATI Stampa
Stampa
Scuola
Donne
Contattaci
Stranieri
Cultura
Varie
Archivio anni precedenti
Marilena Adamo

Marilena Adamo è nata a Novara il 17/4/1950, vive a Milano dal 1961. Laureata in Filosofia presso l'Università Statale.

Insegnante di Lettere e pedagogista, collabora con centri di formazione e con l'Università di Milano-Bicocca.
Sposata dall'85 con Stefano Righi Riva, ha un figlio di ventitrè anni, Pietro.

Eletta al Senato della Repubblica nelle elezioni del
13 aprile 2008

Incarichi e uffici ricoperti in questa Legistatura

Gruppo Partito Democratico:
Membro dal 6 maggio 2008

1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali):
Segretario dal 22 maggio 2008
14ª Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea):
Membro dal 5 giugno 2008

Giunta delle elezioni e delle immunita' parlamentari:
Membro dal 21 maggio 2008
Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa:
Membro dal 21 maggio 2008

Capogruppo del Partito Democratico dal 2006 alla sua elezione a Senatrice dell'aprile 2008, già dal 2001 Consigliere Comunale e vicepresidente del Consiglio.
La sua passione politica nasce negli anni '70 da giovane insegnante nella periferia milanese. Presidente del Consiglio di Zona di Affori, poi Consigliere comunale, è Assessore all'Educazione dall'87 al '90.
Capogruppo in Regione Lombardia promuove la Giunta rossoverde di Fiorella Ghilardotti ed è Vicepresidente dell'Assemblea fino al 2000.
Cultura, scuola e formazione, donne, accoglienza, regole democratiche, sono i temi delle sue battaglie principali.


Meteo
Click per aprire http://www.ilmeteo.it

LEGITTIMO IMPEDIMENTO: ALLORA VARIAMO PIUTTOSTO IL PROCESSO BREVE AD PERSONAM PDF Stampa E-mail
Vai al minuto 54.00

Roma, 10 marzo 2010

Signor Presidente, lei continua a non ritenere di dover chiedere al ministro Alfano di motivare l'apposizione della questione di fiducia, almeno così mi sembra di capire; questo passaggio non l'ho sentito. Lei continua a ritenere che dobbiamo andare avanti nel dibattito senza che il ministro Alfano, o chi per lui, motivi a quest'Aula la richiesta di fiducia. Ci spieghi perché. Il collega Malan ieri ha detto che è stata motivata. Ebbene, è stata motivata così: accertate le circostanze, visto il numero degli emendamenti, il Governo pone la questione di fiducia. Non è questa la motivazione, colleghi. La motivazione deve essere: vi spiego qual è il rapporto tra l'urgenza di questo provvedimento e il programma del mio Governo, un rapporto così stretto che metto in gioco la fiducia, cioè metto in gioco il Governo stesso su questa partita.
Questo dovrebbe spiegarci il ministro Alfano. Il silenzio che viene dal banco della Presidenza mi fa capire che il mio punto di vista non è condiviso dalla Presidenza. Pazienza, non è la prima volta.

Peraltro, signor Presidente, la nostra insistenza su questo punto - e anche questa mattina la Capogruppo si è soffermata su tale questione - è che non si tratta di un problema di bon ton istituzionale o, tanto meno, come qualche collega della maggioranza lasciava intendere, di un artifizio di tipo ostruzionistico; a nostro avviso, questo passaggio è particolarmente grave perché interviene su un atto del Parlamento, su un disegno di legge di iniziativa parlamentare e non del Governo, come si è detto, nemmeno legato ad un maxiemendamento che tentasse in qualche modo di tener conto del dibattito e degli emendamenti presentati su un argomento che non è nel programma del Governo. Perché non ci sono queste motivazioni? Perché, Presidente, le motivazioni che dovrebbero essere qui portate sono inconfessabili in pubblico e non si possono dire in un'Aula istituzionale. Questo Governo non può alzarsi e dire la verità, dire ai ragazzi che ci ascoltano: «Sì, questo provvedimento è urgente e noi poniamo la questione di fiducia; ci giochiamo la faccia, la nostra, del Governo, della continuità della legislatura, perché non vogliamo che il Presidente del Consiglio si faccia processare». Questa cosa non si può dire in un'Aula istituzionale, ma è la verità. Non possiamo andare avanti con questo dibattito come in una specie di fiera della falsità, dove non parliamo del punto, che è questo e non ce ne sono altri.

Il senatore Quagliariello ci ha richiamato ieri, secondo questa sua tecnica (che però non è solo sua) cui siamo abituati da questo centrodestra, soprattutto in questa legislatura, del superior stabat lupus, per cui il lupo rimprovera all'agnello di essere lui che provoca per farsi mangiare; questa è la tecnica che si continua ad utilizzare. L'altro giorno sul giornale avrete visto anche voi un titolo che era incredibilmente autoironico. Infatti, a proposito delle liste, il giornale titolava: «Imbrogliano e poi fanno le vittime». Ho pensato con stupore di essere di fronte ad un passaggio autocritico; invece no! Parlava di noi!

Ieri il senatore Quagliariello ha usato, purtroppo - e dico purtroppo perché considero il collega particolarmente qualificato e competente - questa tecnica, cioè che la richiesta di fiducia su quest'atto, che consideriamo un'aggressione istituzionale, sarebbe, in realtà, motivata da una nostra aggressione, dicendo che avevamo fatto prima di Natale delle aperture di tipo istituzionale. Personalmente, ricordo solo che avevamo fatto delle aperture sulle riforme istituzionali, ma fosse anche che avessimo parlato di tale questione, perché non voglio sottrarmi ad entrare nel merito, di avere cioè un Presidente del Consiglio inquisito in diversi procedimenti, c'è un problema serissimo per questo Paese; è lo strumento, di cui non riusciamo a capire il senso.

Mi permetto di dire che l'unico strumento possibile in una democrazia civile è il processo breve ad personam. Dovremmo cioè avere un provvedimento che dice che il Presidente del Consiglio per esercitare serenamente - visto che abbiamo introdotto questa nuova categoria politico-giuridica della serenità del Presidente del Consiglio - il suo mandato, avendo delle pendenze con la magistratura, vuole essere processato in 15 giorni, in fretta, passando davanti a tutti, con procedure d'urgenza, perché la priorità per il Paese è togliere qualsiasi ombra dal Presidente del Consiglio. Allora noi ci stiamo a fare un ragionamento di questo genere perché il bene prezioso non è la serenità del Presidente di poter governare senza l'intralcio fastidioso di doversi presentare ai processi; il bene prezioso è la serenità di tutti i cittadini italiani di potersi svegliare la mattina, andare a lavorare, avere la preoccupazione di far tornare i conti della giornata, portare i figli a scuola, affrontare tutti i mille problemi della vita quotidiana, sapendo di essere governati da una persona per bene.

Sapendo di essere governati da una persona, magari di centrodestra, magari di cui non si condividono le opinioni, ma per bene. Voi invece ci chiedete di votare un provvedimento senza mettere in atto tutti gli strumenti che democraticamente possiamo usare per opporci, un provvedimento che dice che per sei mesi e poi ancora per sei mesi e poi ancora per altri sei mesi il Presidente del Consiglio può non sottoporsi a giudizio. Ma allora perché poi abbiamo pronto un altro provvedimento? Anche in merito a ciò non sono d'accordo, ma chi era d'accordo che questo potesse costituire un escamotage ha sempre considerato che lo stesso avrebbe dovuto comportare la sparizione del provvedimento sul processo breve, non quello ad personam di cui parlavo prima ma quello erga omnes che avete votato voi.

Contemporaneamente, anche se non lo si dice, è una legge ponte; ma dov'è la riva? Dov'è il testo di legge su cui ci chiedereste di fare il ponte, di governare la transizione? Non c'è. Abbiamo quindi un Governo che vuole giocare quattro carte (è un gioco nuovo, non quello delle tre carte) e tenerle tutte sul tavolo per ricattare il Parlamento ed il Paese. Mi spiace usare parole grosse ma di questo si tratta, di un ricatto al Parlamento ed al Paese, della serie: finché non si passa questo guado qui non si discutono più i problemi della gente, qui non si fa più sul serio, non si fa più politica, perché questo è il guado che va passato. Noi, signor Presidente, che serenamente e pacatamente vorremmo un Paese civile, normale (non siamo mossi dall'odio e da nessuno di quei sentimenti che ci vengono imputati), che vorremmo vivere in un Paese sereno e civile. A questo non possiamo accomodarci.

Concludo, Presidente, dicendole, sempre serenamente e pacatamente, che, non so i colleghi, ma personalmente mi aspettavo da lei delle scuse. Lei ieri ha chiuso la seduta rivolgendo all'Aula le parole: «Vi siete sfogati». Un'Aula che aveva rumoreggiato di fronte a quello che considero un abuso. La prego di non usare più questi toni tra il paternalistico e l'offensivo. (Applausi dal Gruppo PD). Forse avrebbe preferito che io prendessi questo Regolamento e glielo buttassi contro, come so facevano i colleghi del centrodestra? (Applausi dal Gruppo PD).(Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni). Sarei molto tentata, ma, vede, ho troppo rispetto per questa istituzione, dove ho l'onore di essere stata mandata dai cittadini italiani, per fare quello che invece facevano i colleghi del centrodestra.

 
< Prec.   Pros. >



I LAVORI AL SENATO


Qui di seguito i collegamenti alle pagine dei documenti presentati ad oggi, che vedono Marilena Adamo firmatario e/o co-firmatario


Iniziativa legislativa
Ha presentato come primo firmatario i DDL
Ha presentato come cofirmatario i DDL

Interventi su DDL

È intervenuta sui Disegni di legge
Presentazione di documenti
Atti di indirizzo e rapporto di fiducia
Atti di Sindacato Ispettivo
Documenti attinenti il funzionamento del Senato


Interventi in Commissione
Interventi nella Giunta delle elezioni e delle immunita' parlamentari
Interventi nella 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) Interventi nella 14ª Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea)

 
 
Sito ufficiale di Marilena Adamo - Senatore della Repubblica - Gruppo PD