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Roma, 7 ottobre 2010
(Apcom) – Si è tenuta a Roma questa mattina
presso la sede sociale del Centro Studi Economia Reale in via delle Coppelle 16
la prima assemblea dell’associazione nata a seguito del “Manifesto per l’Uninominale”
pubblicato il 18 agosto scorso. All’assemblea hanno anche partecipato i
parlamentari Mario Barbi,Rita Bernardini, Emma Bonino, Domenico Gramazio,
Enrico Morando, Giorgio Tonini, Maurizio Turco.Hanno altresì aderito i
parlamentari Marilena Adamo,
Vannino Chiti, Candido De Angelis, Salvo Fleres, Paolo Gentiloni, Ignazio
Marino, Magda Negri, Adolfo Urso, Walter Verini, Giuseppe Viespoli.
L’assemblea ha deliberato all’unanimità di darsi
il nome ‘Lega per l’Uninominale’ ed ha insdediato un comitato di coordinatori,
con il compito di redigere lo statuto definitivo e di rappresentare
l’associazione fino alla sua entrata in vigore, composto da Mario Baldassarri,
Franca Chiaramonte, Antonio Dainelli, Maria Ida Germontani, Pietro Ichino,
Fulco Lanchester, Antonio Martino, Marco Pannella, Mario Patrono. Tesoriere è
stato nominato Michele De Lucia.
Scopo della Lega, è “la promozione di una riforma
elettorale nel segno dell’uninominale maggioritario” finalizzata “una riforma
elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale
indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum
del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore”. L’associazione si
batterà per “adottare anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli
sperimentati ormai da secoli in regimi civili – quali quelli anglosassoni”. E
per “dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena
responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti, assicurando un rapporto
personale efficace dell’eletto con chi lo elegge; promuovere in questo modo, al
tempo stesso, l’autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa
come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di
fedi o ideologie diverse; ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare
il costo – divenuto insostenibile – delle rendite che gli apparati dei partiti
si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i
cittadini e i parlamentari”.
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