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Roma, 23 dicembre 2010
"Il Senato approva. L'hanno voluta approvare a tutti
i costi, blindata, senza accogliere un emendamento, con violazioni
regolamentari di ogni tipo, di fronte ad errori evidenti nel testo che si
dovranno correggere con un decreto immediato, per non rischiare il rinvio alle
camere da parte del presidente delle repubblica.
Perchè? Perchè preferire l'onta di un immediato decreto
correttivo piuttosto che tornare alla camera per votare un comma? Insieme
all'arroganza c'è anche la paura, la paura comunque di riportare il testo nella
Camera in cui non sono sicuri dei numeri della maggioranza.
Prima di tutto i finanziamenti: al terzo anno di tagli
consecutivi, senza nessun premio alle università virtuose, come ci dicono non
gli studenti, ma i Rettori delle Università di Milano, anche le nuove norme di
accesso e di carriera previste per i ricercatori sono subordinate "alle
effettive disponibilità economiche" cioè per ora nulla. Si vedrà. Ma
quando? Quando sarà il momento per cui l'Italia come gli altri grandi Paesi
occidentali, investirà nella ricerca e nella formazione come leva dello
sviluppo?
Le quattro parole d'ordine: autonomia, responsabilità,
merito, valutazione, che avrebbero dovuto informare il testo e che ci avevano
visti, assolutamente d'accordo, presentare anche nostri testi di legge per un
lavoro comune, sono stati traditi da un testo, che - nonostante i commenti alla
Giavazzi - dice articolo per articolo, comma per comma, cose diverse.
Da qui il nostro atteggiamento negativo: non perchè
cambia troppo - come vogliono farci dire - ma perchè cambia troppo poco e
riporta, come negli anni sessanta, l'Università alle dirette dipendenze del
ministro e della burocrazia ministeriale. D'altra parte come ha detto bene il
vicecapogruppo PDL nel suo intervento, "....e speriamo che torni
un'università seria, come negli anni '50" sentire per credere.
Per approfondimenti
- Intervento di Ceccanti sul regolamento
- Dichiarazione di voto della Finocchiaro
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