|
Milano, 31 maggio
2011
E' proprio
saltato il tappo. La piazza Duomo di ieri a Milano
era spumeggiante, allegra, leggera. Non rancorosa, non aggressiva, affettuosa,
piena soprattutto di ragazze e di ragazzi, e curiosa nello stesso tempo di
ascoltare le ragioni e i toni, anche quelli fuori moda, dei vecchi combattenti,
ma con lo sguardo tutto in avanti. E di là, accecati dalla rabbia, mettono in
prima pagina del Giornale una foto dominata dalla bandiera rossa a mo' di
spauracchio. Non hanno capito niente. In piazza c'era una Milano ultramoderna,
autoironica, consapevole, carica di attese ragionate, rigorose e altrettanto
smaliziate, c'era un popolo maturo che a Pisapia, alla politica, a tutti noi,
non chiede certo la luna, chiede quel che è possibile, giusto e ragionevole, ma
attenti, su quel che è giusto e ragionevole non intende certo far sconti.
Prepariamoci, da subito, a una
Milano esigente. E intanto godiamoci questo enorme respiro di sollievo. Enorme,
che dà la misura, a coloro che in qualche modo si erano abituati o rassegnati,
di quanta gente in questi anni si sia sentita umiliata, scacciata, offesa dalla
macchina delle bugie mediatiche, del consenso clientelare, dell'arroganza
spudorata. No, la
Milano del cavaliere non piaceva a tutti. No, Lele Mora e
Fabrizio Corona non erano e non sono i “testimonial” di Milano.
Come pensare che adesso la corrente
non diventi impetuosa in tutta Italia? Guai, se dopo aver dato l'anima tanti
anni sulla secca, non troviamo lo slancio di nuotarci nel
mezzo.
Marilena
Adamo
|