Roma, 2 agosto 2011
Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 594 del 02/08/2011
ADAMO (PD). Signor Presidente, sul
provvedimento in esame i colleghi precedentemente hanno esposto alcune
ragioni. Io vorrei svolgere anche altre considerazioni, per cui vorrei
aggiungere la firma alla questione pregiudiziale ed esporre una
considerazione che riguarda il Capo II, cioè la direttiva rimpatri per
la parte che attiene ai cittadini extracomunitari, la direttiva
2008/115/CE, ossia il recepimento di cui noi stiamo affrontando l'esame.
Sulla questione dell'anno e mezzo dobbiamo tutti
chiarirci, perché c'è un equivoco per chi non ha analizzato
attentamente il provvedimento. La direttiva contiene una serie di
misure, anche piuttosto analitiche, che hanno imposto la revisione
perché saremmo già in procedura di infrazione. Contiene anche il
riferimento all'anno e mezzo, ma non è su questo che l'Italia è in
violazione; è in violazione sulle altre procedure.
L'Italia ha un'altra norma al riguardo e il
Senato, con il suo voto, ha fissato i sei mesi, e non è una norma in
contrasto con la direttiva. Quindi, prego tutti di non ripetere che
bisogna stabilire l'anno e mezzo perché ce lo chiede la direttiva. Non è
così, è una menzogna e dobbiamo smetterla di trasmettere all'esterno
questa menzogna.
Il Parlamento italiano ha deciso che il proprio
termine per il trattenimento nei CIE è di sei mesi, e in questo non è
per nulla in contrasto con la direttiva. Quindi, questa misura non
andava toccata attraverso un provvedimento di necessità ed urgenza, la
cui necessità ed urgenza derivano solo dall'esigenza di applicare la
direttiva e non essere difformi.
Questa parte, se vogliamo procedere speditamente
con il provvedimento, senza rischiare un'altra infrazione o di trovarci
di nuovo di fronte a provvedimenti impugnati dalla magistratura, fino
ad arrivare alla Corte europea, come è successo con la nostra
legislazione precedente, andrebbe espunta. È infatti la parte che, come
cercherò di spiegare, ci può creare ancora dei problemi.
Il profilo di illegittimità costituzionale
risiede nel prolungamento del trattenimento nei CIE fino a diciotto
mesi. Questa vera e propria detenzione amministrativa, motivata solo da
circostanze estranee alla condotta individuale - quali l'indisponibilità
dei documenti di viaggio o l'impossibilità di identificare lo
straniero, non già la sua resistenza all'identificazione - rischia di
contrastare non solo con il principio di ragionevolezza, ma anche con la
stessa direttiva, pur invocata dal Governo a sostegno della normativa.
Dal punto di vista della direttiva comunitaria,
il decreto‑legge contrasta con la recente interpretazione della
direttiva stessa data dalla Corte di giustizia dell'UE nella sentenza
del 28 aprile 2001 (caso El Dridi, che è stato riportato ampiamente
nelle cronache), nella quale la Corte ricorda che la successione delle
fasi della procedura di rimpatrio dello straniero in condizione di
soggiorno irregolare stabilita dalla direttiva corrisponde ad una
gradazione delle misure da prendere per dare esecuzione alla decisione
di rimpatrio. In altre parole, l'espulsione è l'ultima delle misure
attivabili. Essa, infatti, appare strettamente regolamentata nella
direttiva «allo scopo di assicurare il rispetto dei diritti fondamentali
dei cittadini interessati dei Paesi terzi (...): il principio di
proporzionalità esige che il trattenimento di una persona sottoposta a
procedura di espulsione o di estradizione non si protragga oltre un
termine ragionevole, cioè non superi cioè il tempo necessario per
raggiungere lo scopo perseguito. Secondo tale principio, il
trattenimento ai fini dell'allontanamento deve essere quanto più breve
possibile».
Il Parlamento della Repubblica italiana e,
segnatamente, questa nostra Aula e noi, colleghi, abbiamo già votato che
questo termine è di sei mesi. Non vorrei, allora, ministro Maroni, che
noi fossimo di fronte ad una specie di rivalsa - sentimento meschino che
io fatico ad attribuirle - per cui, avendo dovuto recepire per forza la
direttiva, perché altrimenti tutti i tribunali italiani non avrebbero
più ratificato i provvedimenti di pubblica sicurezza, lei approfitti di
questo testo per ritornare sull'anno e mezzo che questa Camera le ha
bocciato. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
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