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Roma, 3 agosto 2011
Carissime
e carissimi,
forse
sarete già in vacanza, ma sicuramente non con quella serenità che le vacanze
dovrebbero comportare perché i motivi di tensione e incertezza non sono pochi.
Dagli Stati Uniti di Obama all'Europa dei governi dei centrodestra, gli Stati
arrancano a fatica per controllare la crisi economica,mentre il debito pubblico
cresce, causa e conseguenza delle speculazioni della finanza internazionale:
sembra che il nostro mondo, che chiamiamo "occidente" sia in declino
e non sappia più trovare in se stesso la forza per reagire, per cambiare -e
cambiare è indispensabile- mantenendo valori e conquiste civili.
Nonostante
la pesantissima manovra fatta, che abbiamo definito iniqua e inefficace, non
siamo affatto fuori dal tunnel, anzi i titoli di stato sono sotto attacco a
causa di un sistema economico- produttivo che si rivela fragile e incapace di
ripresa nell'assenza di una politica credibile.
La
tensione ed l'incertezza derivano soprattutto da questa crisi politica che si
trascina senza che si veda lo sbocco, né una seria svolta: il Paese non è
governato, tiene ancora solo per merito della sua gente – che si è espressa
così chiaramente con le ultime elezioni amministrative - e per un Presidente
della Repubblica che svolge una essenziale funzione di responsabilità
nazionale, al limite della supplenza. Sindacati e Confindustria finalmente
trovano un punto di incontro e chiedono a gran voce un progetto urgente per lo
sviluppo.
Oggi
alla Camera e al Senato il Presidente del Consiglio Berlusconi riferirà proprio
sulla crisi economica. Vedremo quale altra favola un Governo sempre più diviso,
debole e immobilista sarà in grado di raccontarci. Per tranquillizzare i
mercati dovrebbe dire un'unica semplice frase: MI DIMETTO.
Infatti
Berlusconi, Bossi, Tremonti, la triade che sembrava sorreggere il Governo è per
ragioni diverse totalmente screditata.
Dopo
i “penultimatum” di Pontida, si sono aperti i vergognosi tre uffici nella Villa
reale di Monza denominati ministeri al Nord, cioè si è fatta un po’ di propaganda,
ma il vero primo provvedimento legislativo dopo la manovra è stato ancora una
volta un provvedimento per il premier, il cosiddetto “processo lungo”, ancora
una distorsione del sistema giudiziario per cercare di salvare Berlusconi da
una condanna.
In
questo clima si è aperta una nuova campagna forsennata di Libero e del Giornale
contro la cosiddetta casta, in pratica contro il Parlamento. Guardare, per
credere, i titoli dei diversi quotidiani. Campagna che mescola informazioni
reali sui privilegi che ancora ci sono, con menzogne vere e proprie,
nascondendo scientificamente – in questo purtroppo ripresi anche da altre
testate – le diverse posizioni e proposte sulla riforma della politica e i
tagli ai suoi costi, proposti dal PD e dalle altre opposizioni, e regolarmente
respinte dal centrodestra. Il populismo berlusconiano ha bisogno nel suo
declino di additare altri colpevoli – della crisi economica, dei fallimenti
politici, degli scandali che non si contano, degli aumenti di tasse e tariffe
che si abbattono sulle famiglie – il Parlamento e i “politici” sono perfetti
per chi considera la democrazia un impaccio.
Nel
contempo, come abbiamo già evidenziato subito dopo le amministrative, si è
aperta la campagna sull’alternativa "inesistente". Appena è emersa la
possibilità che con il voto potesse vincere una maggioranza guidata dal PD,
ecco partire la campagna: coalizione troppo divisa, contraddittoria, senza
cultura di governo e via demolendo. Dove ci porta tutto ciò? Da molte parti si
parla e si invoca il Governo tecnico in un clima di solidarietà nazionale che
la gravità della crisi richiederebbe. Io sarei d’accordo se si dimettesse
Berlusconi portando con sé quella cricca che ha inquinato politica ed economia.
Ma credo sia giusto, se questo non accade, e per ora non accade, chiedere
elezioni e punto su punto fare e far conoscere le proposte alternative, offrire
un progetto alternativo.
Però,
su questo, ancora non ci siamo. Dobbiamo fare uno sforzo ulteriore, insieme ai
tanti che offrono intelligenze e tempo, nell'elaborazione della proposta, ma
anche nella comunicazione, ancora troppo sottovalutata e ridotta spesso alle
sole dichiarazioni dei leader sui giornali. Che sono letti, forse e
saltuariamente, dal 30% degli elettori. La nostra controproposta per la manovra
ad esempio è poco conosciuta, oppure la proposta di legge di riforma elettorale
e costituzionale è arrivata tardi e in modo contraddittorio.
Per
questo clima, e il quadro che sommariamente ho richiamato di crisi di sistema,
gli episodi di Tedesco prima e di Penati poi sono molto gravi e non si possono
liquidare con frasi di rito, pur necessarie, sulla fiducia nella magistratura.
Su riforma della politica e i suoi costi non possiamo neanche adombrare dubbi o
tentennamenti. La presa di distanza da certe pratiche deve essere netta. Non si
tratta di rivendicare diversità genetiche, e nemmeno superiorità morali:
comportarsi secondo la legge e in modo eticamente ineccepibile dovrebbe essere
richiesto a tutti, a chi ricopre cariche pubbliche un po’ di più, ma la vera
moralità in politica è la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa:
c’è chi la chiama trasparenza, io preferisco chiamarla rispetto e dignità.
Su questi temi e sui provvedimenti in
Senato, alcune brevi note qui di seguito.
Marilena Adamo
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