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1.
una politica autorevole e credibile, istituzioni che funzionino, una pubblica
amministrazione efficiente, veloce e semplice. La situazione sicuramente
migliore in Lombardia rispetto a tante aree del Paese, non deve farci
commettere l'errore di sottovalutare questi temi. La cosiddetta antipolitica
diffusa nell'opinione pubblica italiana e il discredito nei confronti delle
istituzioni, o comunque dei suoi rappresentanti, gli elementi di populismo
emergenti, avrebbero richiesto risposte forti e credibili già due anni fa. Le iniziative
assunte recentemente, diminuzione delle indennità dei parlamentari o le
iniziative di alcune Regioni sulle pensioni, pur importanti, sono poco
conosciute e appaiono estemporanee e tardive. L'intreccio poi di queste
questioni con gli episodi di malcostume o di vera e propria corruzione, che non
ha risparmiato rappresentanti del PD, aggrava la situazione. Bisogna cambiare
con coraggio quello che va cambiato, difendendo la libertà e l'indipendenza
della politica.
E'
un compito che il PD deve assumere come proprio senza nascondersi dietro
differenze, che pure ci sono e grandi, perchè è anche per questo che abbiamo dato vita
al PD, non come nuovo partito, ma come partito nuovo, consapevoli che i grandi
e veloci mutamenti internazionali chiamano tutti a ripensare le forme della
democrazia politica. Codice Etico, trasparenza di rapporti con il potere
economico, primarie aperte agli elettori e loro partecipazione alle scelte più
importanti, limitazione del numero di mandati, meccanismi sobri e
verificabili di finanziamento. Ritornare a quei principi ispiratori che forse
sono stati un po’messi da parte, è la miglior garanzia per darci e dare fiducia.
Darci e dare senso alla politica come strumento dei cittadini per cambiare in
meglio le loro condizioni di vita, per ritrovare una direzione di marcia verso
il futuro E l'urgenza si fa acuta proprio in questa fase di crisi così pesante, in cui, la politica ha il dovere
specifico di maggior trasparenza e sobrietà, per dirla con il card. Bagnasco
"per rispettare i cittadini e non umiliare i poveri". In particolare,
tre livelli su cui intervenire, tenendoli anche sempre distinti, perchè la loro
sovrapposizione e confusione, è una
delle cause delle preoccupanti derive populiste a cui assistiamo:
1.1 Costi della democrazia. Si tratta
degli strumenti di partecipazione e organizzazione dei cittadini, i partiti e
il loro finanziamento, le campagna elettorali. Sul tema dei rimborsi elettorali
ai Partiti vale la pena di ricordare che tale istituto è presente anche in
Francia, Germania e Spagna e in modo più costoso per i cittadini, e che dalle
prossime elezioni saranno tagliati del 30%, proposta anche del PD in questo
momento di crisi.
Allora qual è il punto? Che siano veri partiti, assoggettati a regole e vincoli, come proponiamo in un
testo di legge: democrazia interna e effettiva contendibilità delle cariche,
partecipazione degli iscritti alle decisioni, certificazione dei Bilanci e
rendicontazione agli elettori. Dovremmo inoltre proporre un testo di legge
accompagnato da una forte iniziativa politica per abbassare significativamente
i massimali delle spese elettorali, con vincoli più cogenti degli attuali,
rendere sobri ed non invasivi gli strumenti usati, soprattutto laddove siano
previste preferenze, per realizzare pienamente il dettato costituzionale
sull'accesso aperto a tutti i cittadini senza distinzioni di reddito, per
testimoniare la necessità di una politica sobria e non sprecona, e , non
ultimo, per non impestare le nostre città di inutili gigantografie più
sudamericane che europee.
1.2 Costi della pubblica amministrazione
nel territorio. Si tratta di tutto
quanto concerne sia le istituzioni che la pubblica amministrazione che i
cittadini incontrano direttamente e più frequentemente. Qui, per quanto
riguarda solo gli amministrazioni locali ricordiamo che il costo complessivo di
1,6 miliardi di euro è coperto dalle regioni per 3/5: non sono cioè i Comuni e
i loro eletti a rappresentare un costo; è stato quindi solo propagandistica la
operazione di Calderoli, le sue famose
"poltrone tagliate" e occorre
al contrario preservare in futuro ruolo e dignità non solo dei sindaci,
ma anche dei consiglieri. Appare invece
sproporzionato il n. di società e enti partecipati dagli EE.LL.: il 45%
partecipa a più di 5 società, per non parlare dei consorzi, unioni, comunità
ecc. A questo bisogna metter mano per razionalizzazioni e risparmi, senza
generalizzazioni, ma con la capacità di distinguere e innovare. A partire dalla
nostra regione: Quali e dove sì, quali e dove no, senza cadere anche noi nella
logica del "taglio lineare": saper governare, vuol dire saper
scegliere.
Analogamente
sulle Province: la nostra proposta di legge, ma anche l'iniziativa del Governo,
assegna alle regioni il compito di ridefinire i confini. Ma quello che rileva
rispetto all'opzione dell'abolizione tout court è la forma istituzionale.
Proponiamo siano istituzioni di secondo livello, sul modello dell'Unione di
Comuni. Questo non perchè siano gli eletti a costare, ma costano le
duplicazioni degli apparati amministrativi, costa socialmente la
sovrapposizione di competenze ecc. Analogamente occorre avviare immediatamente
il percorso già indicato dalla legge per l'istituzione della Città metropolitana
milanese, con la relativa abolizione della Provincia. Anche in questo caso, si
dice, non si risparmierà forse in costi di gestione, ma va considerato quanto
paga il contesto socio-economico milanese per la mancanza di un'istituzione di
riferimento in settori chiave per lo sviluppo quali la mobilita, i trasporti, i
grandi servizi e l'occupazione del suolo.
Da tempo poi proponiamo un Piano industriale della pubblica
amministrazione, che permetta l'unificazione e lo snellimento di tutti gli
uffici periferici dello Stato. In questo caso oltre ai costi più contenuti
avremmo un beneficio per i cittadini e le aziende.
1.3 Costi degli eletti. Ci riferiamo
soprattutto ai Parlamentari nei confronti dei quali è più attenta l'opinione
pubblica. A parte il fatto che per sapere lo stato attuale basta andare su www.
Senato.it, per trovare tutte le informazioni, invece di accreditare le peggio
cose girino in forma anonima sulla rete, quanto è giusto che guadagnino per
garantirne il decoro, l'indipendenza e la possibilità di svolgere bene il loro
lavoro? L'attuale indennità, ad esempio di un Senatore di 4800 euro netti per
12 mensilità, crediamo sia giusta e corrisponde a quella di un dirigente di seconda
fascia dello Stato.
Non stiamo neppure a fare confronti con
altre "caste"che restano oggi così nell'ombra. Quello che non va e su
cui ancora non si interviene, nonostante sia facilissimo, sono la parte della
Diaria e quella del supporto alle attività ( assistenti, iniziative pubbliche
ecc.). Per la Diaria proponiamo la piena
proporzionalità tra presenze accertate (tocca firmare!) e rimborsi, insomma chi
c'è viene pagato, chi non c'è, no; per i supporti, i rimborsi devono essere
documentati e non forfettari come oggi, cosa che si presta ad abusi e iniquità.
Infine proponiamo una radicale revisione
del cosiddetto vitalizio, che
giustamente viene considerato un privilegio oggi ingiustificato, tantomeno
difendibile in questa fase, anche se già modificato dal centrosinistra anni fa
( oggi non si prende prima dei 65 anni e corrisponde al 60% dell'indennità). Si tratta di equiparare esattamente al
sistema contributivo che gradualmente sarà a regime per tutti i cittadini: il
parlamentare verserà nel corso del suo mandato i contributi, che si
aggiungeranno a quelli precedenti e successivi, se è inserito in un sistema
previdenziale, o costituiranno una assicurazione privata.
Va da sè che molte delle cose dette rinviano al disegno
complessivo delle istituzioni che è parte non secondaria del progetto con cui il PD si è già candidato
e si candida oggi a governare il Paese e che non riprendiamo in questa sede. Ma
alcune iniziative possono essere portate avanti anche da sole, visto che ci
trasciniamo alcuni temi e proposte da tre legislature. Ad esempio la diminuzione dei parlamentari: ha senso che il numero dei
parlamentari sia lo stesso del '46, quando sia le funzioni legislative che le
sedi della rappresentanza erano tutte concentrate appunto nel Parlamento,
mentre oggi sono state ampiamente delegate alle assemblee regionali da un lato
e all'Europa dall'altro? e se la risposta è ovviamente no, la riduzione dei
parlamentari non aiuta forse a rafforzare l'autorevolezza del
parlamento, rendendolo più snello ed efficiente nell'esercizio della sua
attuale funzione? Per questo difendiamo la nostra Proposta di legge in questo senso che la
maggioranza e il governo hanno stoppato con una Riforma globale - l'ennesima-
che ha ben poche possibilità di vedere la luce in questo scorcio di
legislatura. Va da sè che la nuova fase che si è aperta con il governo Monti
potrà permettere forse di trovare la necessaria maggioranza per andare oltre e
riformare il bicameralismo italiano, lasciando una sola Camera legislativa
pienamente rappresentativa, con un numero quindi appena leggermente inferiore
rispetto agli attuali deputati, in armonia con la nostra proposta di legge
elettorale ( collegio e doppio turno ), e un Senato formato dai rappresentanti
delle Regioni con precise e limitate competenze.
2. Un
partito aperto, di iscritti ed elettori, organizzato in modo flessibile,
strumento per una "bella politica".
La risposta che deve venire dal PD
rispetto ai temi richiamati precedentemente deve trovare corrispondenza e
coerenza nelle sue forme e regole organizzative e bene ha fatto il partito a
dedicarvi un momento di riflessione
specifica. L'etica in politica a che
vedere certo con la moralità e il principio di legalità, ma soprattutto
con la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, tra quello che si
propone per la società e quello che si pratica nei comportamenti dei propri
rappresentanti. E' quello che chiamiamo credibilità. Un partito aperto,
strumento e non fine, deve darsi un'organizzazione a rete, flessibile e più rispondente ad una
società complessa, dinamica, così veloce nei mutamenti. L'illusione che
riconquistare credibilità richieda un
partito fortemente gerarchico, il famoso partito pesante, che accentra
decisioni, è già stata smentita dai fatti: da un lato il dimezzamento degli
iscritti,( oggi il PD ha meno iscritti di DS+Marcherita di 5 anni fa), d'altro
lato l'indecisione o le oscillazioni nell'assumere decisioni, di fronte
all'incalzare degli eventi in una società così complessa, si sono fatte ancora
più marcate trasmettendo l'immagine di un partito sempre in rincorsa. Pensiamo
solo all'ultima vicenda del referendum per la legge elettorale.
Proponiamo quindi:
2.1 partito
che unisca e non concorra alla frammentazione della società, contro la cui
corporativizzazione lottiamo indicandola come un male del paese. Circoli,
organizzazioni tematiche, gruppi dirigenti devono essere luoghi aperti al
contributo esterno, ma soprattutto "plurali" non solo per gli orientamenti
politici, ma anche per ruoli, funzioni, competenze. Non quindi partito del
territorio contrapposto agli amministratori, contrapposto agli
specialisti,contrapposti ai movimenti o alle altre forme organizzate della
società. Più queste realtà e queste esperienze dialogano e interagiscono, più
sarà possibile trovare quelle parole comuni che aiutino a riconnettere anche la
società intorno a noi e di cui facciamo parte.
2.2 partito
delle primarie. Sono state un tratto distintivo del PD, hanno dato buoni
risultati anche quando non coincidenti con le nostre aspettative, nel senso che
hanno promosso quella partecipazione civica che ha permesso alle nostre
coalizioni e allo stesso PD in termini di voti, di vincere le ultime
amministrative. Non si possono fare passi indietro, nè a livello locale, nè
nazionale. Recentemente si è posta
l'urgenza di pensare ai modi e alle forme in relazione alla malaugurata
ipotesi si vada al voto anticipato con questa legge elettorale e quindi a liste
nazionali bloccate. Sapendo che non sarà semplice e che vanno evitate, "finte primarie", magari
riservate solo agli iscritti, che illudano iscritti ed elettori di decidere,
mentre alla fine le decisioni vere, es. la posizione in lista, sarà decisa da
altri.
2.3 partito
di donne e di uomini. L'assunzione della democrazia paritaria negli statuti
trova applicazione coerente negli organismi dirigenti e solo formalmente nelle
liste. Se infatti è stata molto positiva nei grandi Comuni la costituzione di
giunte "paritarie", non possiamo dimenticare che le elette nei
consigli sono state poche, le sindache sono pochissime e così pure le figure di
direzione politica quali segretari di federazione, nella rappresentanza
parlamentare non siamo andate oltre il 30%( e qui decideva il partito!). Si
determina così un circolo vizioso per cui siccome le donne non occupano quei
posti finiscono per essere "invisibili"pur essendo determinanti con
il loro lavoro nel partito e nell'associazionismo democratico. Ogni volta che
scattano meccanismi di cooptazione ancora prevale la scelta di un uomo. Occorre quindi investire in leadership
femminili, a partire dalla consapevolezza che figure autorevoli e riconosciute
all'esterno non mancano certo in Lombardia, regione in cui rischiamo altrimenti
lo scarto tra la funzione e il ruolo
delle donne nella società e nella politica, senza dimenticare la spinta al
cambiamento politica che il movimento
delle donne ha impresso dallo scorso gennaio a partire proprio da Milano e
dalla Lombardia.
2.3
partito che sostiene il ricambio generazionale. Dalla sua costituzione il
PD ha promosso il rinnovamento dei gruppi dirigenti, in particolare nella
nostra regione vertici regionali, segretari e segreterie provinciali, vedono
giovani tra i 30 e i 40 anni esercitare ruoli dirigenti. Anche nelle ultime
amministrative, pensiamo soprattutto a Milano, le delegazioni di Giunta e i
gruppi Consiliari sono stati rinnovati e vedono soprattutto giovani con ruolo
preminente. Dobbiamo quindi chiederci da dove deriva questa spinta a
"rottamare". Si intrecciano dietro queste semplificazioni più
questioni: critica ai modi tradizionali e rituali della politica,
indipendentemente dall'età dei protagonisiti, richiesta di effettiva
contendibilità degli incarichi, contro percorsi che a volte appaiono opachi o
carriere senza meriti, richiesta di maggior pluralità di figure dirigenti a
livello nazionale ( in tv si vedono sempre le stesse facce!). Quello delle leadership nazionali è un tema
vero perchè al di là delle loro indiscutibili qualità i leader nazionali del PD
sono sostanzialmente gli stessi che hanno guidato la politica nel campo del
centrosinistra da più di vent'anni. Il dopo berlusconi dovrà vedere
necessariamente nuove leadership anche nel nostro campo. C'è poi, neppure
troppo velata, la pressione per rottamare i parlamentari, che in Lombardia sono
stati fortemente rinnovati sia nel 2006 che nel 2008. Legittima, naturalmente,
se accompagnata dalla politica, dal chi e perchè insomma, meno se nasconde
differenze e valutazioni sia in uscita che in entrata, se ci si sottrae cioè
alla responsabilità politica della scelta.
2.4 Partito
che comunica. La differenza tra teoria e pratica in questo campo non è più
sopportabile. Di fatto ci si affida ancora alla carta stampata e alla
comunicazione politica tradizionale, unidirezionale, indifferenziata. Nell'unità progettuale occorre
differenziare forme, linguaggi, strumenti, dedicarvi risorse e professionalità,
farne anche strumento di "servizio"per i cittadini e i loro diritti.
2.5 partito
che si finanzia in modo innovativo e trasparente. In realtà questa
questione dovrebbe essere assunta come priorità in qualsiasi discussione
sull'organizzazione. Certo la certificazione dei bilanci è un grande passo
avanti e tutte le forme di trasparenza e accesso alle informazioni da parte di
iscritti ed elettori sono indispensabili, soprattutto in questa fase in cui
sono riemesi i fenomeni di finanziamenti illeciti, o almeno il loro sospetto.
Ma non è solo questo il punto. Sussiste un certo snobbismo nel considerare
questa questione un minus rispetto alla politica, di cui si occupa qualcuno di
cui ci si fida, ma che non meriti più di tanto pensiero politico. Invece, per
un partito di centrosinistra che deve salvaguardare la propria indipendenza più
di altri, la questione del come ci si finanzia è vitale e costitutiva. Abbiamo
già detto dell'abbattimento di certi
costi, ad esempio delle campagne elettorali, che va esteso anche alle primarie
con regole chiare (non è più possibile
che una delle condizioni di candidabilità sia dato dalle risorse individuali
per parteciparvi!). Ma la raccolta fondi deve essere fatta attraverso le forme innovative già ampiamente
utilizzate da altri soggetti in forma telematica, attraverso la telefonia ecc.
2.6
Partito democratico e quindi pluralista. Convivere con il pluralismo delle
idee è la sfida ancora non vinta di una partito che si pone come grande,
popolare, di alternativa per il governo (quella che si chiamava la vocazione
maggioritaria). Il paginone del corriere che disegnava le numerose correnti
interne ci ha fatto soffrire, ma non è lontano dal vero, soprattutto
laddove fa emergere che più che di
correnti esplicitate in opzioni politiche, ancorché di minoranza, i
raggruppamenti si avvicinano di più a gruppi di potere intorno a singole figure,
ciascuna con la sua fondazione o simili. Bisogna uscire dall'ipocrisia del
richiamo d'ordine contro il frazionismo - quasi sempre rivolto alle minoranze
-accompagnato dal laissez faire effettivo che asseconda l'impoverimento
politico, svuotando di funzione gli organi dirigenti, ed economico del PD (quante
risorse sono deviate a questo scopo?). Bisogna
assumere il pluralismo come realtà e arricchimento e regolarne le forme e i
sistemi di finanziamento.
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