Dl semplificazione
Intervento Sen. Adamo sulla fiducia al Governo Monti
Mercoledì 28 marzo 2012 ( 16:03 - 19:34 )
701ª Seduta pubblica
ADAMO
(PD). Signora Presidente, impiegherò solo pochi minuti per illustrare
alcune ragioni alla base del nostro voto favorevole sulla fiducia posta dal
Governo al decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di
semplificazione e di sviluppo, al di là della ragione più ovvia, cioè che il
Gruppo del Partito Democratico sostiene il Governo e che la semplificazione
delle procedure burocratiche, nelle diverse accezioni, rappresenta uno dei
punti programmatici presentati dal presidente Monti, nel programma su cui ha
ottenuto la nostra fiducia così come quella degli altri partiti di quella
maggioranza un po' particolare tipica di questa stagione.
Al di là, dicevo, di tale
considerazione, vi sono alcuni punti di merito positivi del provvedimento che
sicuramente meritano di essere evidenziati, tenendo conto anche del fatto che
il decreto-legge in esame andrebbe valutato considerando quanto già avviato con
il provvedimento sulle liberalizzazioni e con l'altro decreto (che affronteremo
la prossima settimana) che riguarda la semplificazione fiscale.
Venendo alle ragioni di
merito, non possiamo non ricordare che il tema della semplificazione
burocratica nel nostro Paese rappresenta uno dei nodi cruciali. Il recente
rapporto OCSE, richiamato anche questa mattina, evidenzia che da questo punto
di vista l'Italia, che prima era all'ottantatreesimo posto, nell'ultimo anno è
scesa ancora, arrivando all'ottantasettesimo posto, e si colloca al
venticinquesimo posto su 27 Paesi dell'Unione europea.
Occorre partire dalla
consapevolezza di quanto costi questo ritardo al Paese. Tale costo è stato
stimato in 23 miliardi di euro all'anno. Il Ministero competente ed il Governo
annunciano che il pacchetto dei primi provvedimenti potrebbe già comportare un
risparmio di 500 milioni di euro all'anno (lo verificheremo insieme).
Sulle materie prese in
considerazione ci si era espressi già da tempo anche in questa sede, al fine di
ottenere risultati in tale direzione: la semplificazione per imprese e
cittadini nelle procedure autorizzatorie, la semplificazione in materia di
lavoro, di appalti pubblici, di ambiente, di agricoltura e di ricerca; la
semplificazione più legata allo sviluppo e non solo alla amichevolezza - per
così dire - dell'amministrazione nei confronti dei cittadini. Quest'ultima
parte è contenuta nel capitolo dell'innovazione tecnologica, dell'università,
del turismo, delle infrastrutture energetiche, eccetera. Si tratta di temi
ampiamente ricordati nella seduta di questa mattina e anche in numerosi interventi
precedenti.
A questo proposito, voglio
ricordare che durante l'esame del testo presentato dal Governo e nel corso del
dibattito, che si è aperto alla Camera e che ha portato a modificare alcuni
punti del testo anche con un confronto interno ed esterno tra istituzioni e
parti sociali fortemente rappresentative che hanno posto i loro punti di vista
(al riguardo vorrei aprire una piccola parentesi per ricordare che il Partito
Democratico ha concorso non poco ad apportare queste modifiche), si è ripresentato
un nodo, che vale la pena ricordare perché cerchiamo di dipanarlo, di slegarlo
da troppi anni.
Mi riferisco alla questione
delle regole, in riferimento alla quale si è creata una cultura nel Paese che
ha due facce, tutte e due poco produttive ai fini del bene comune. La prima è
quella secondo cui le regole sono sempre e comunque qualcosa da abbattere, da
aggirare: una posizione, questa che, in qualche modo, legittima l'abuso, la
violazione delle regole. Abbiamo avuto diversi esempi di ciò nel periodo
relativo al precedente Governo. Vi è poi un'altra cultura di segno opposto, che
proprio di fronte al timore che la violazione delle regole comporti
l'abbattimento dei diritti e quindi gli abusi, si trincera dietro la difesa
dell'esistente preoccupata che semplificare le regole comporti un pericolo
sociale, favorisca l'abuso e così via.
Sono entrambe culture figlie
di una stagione che abbiamo bisogno di lasciarci alle spalle, se vogliamo
diventare un Paese normale in cui i cittadini, le istituzioni e le imprese si
vivano reciprocamente e amichevolmente (uso questo perché il termine friendly
o simili non mi sembrano necessari e perché il termine italiano «amichevole» è
una bella parola) e non con sospetto e diffidenza.
Insomma, si tratta di
cominciare a rompere quello che ho cercato di descrivere come un circolo
vizioso che ha paralizzato o rallentato moltissimo il processo di
semplificazione burocratica avviato nella seconda metà degli anni Novanta, che
procede troppo lentamente, cosa che ci costa così tanto come sistema Paese.
Il che mi porta a far
rilevare, come è stato richiamato questa mattina, in particolare - mi sembra -
dalla senatrice Incostante, il nesso, già individuato con chiarezza nella
seconda metà degli anni Novanta, fra questa partita e la partita della
innovazione istituzionale, perché l'una non riuscirà ad avere effetti veramente
duraturi e incidenti se contemporaneamente non viene avanti anche l'altra, che
richiama, in particolare, il Parlamento e le forze politiche alla loro
responsabilità più propria.
Proprio perché votiamo così
convintamente questa fiducia ci sentiamo anche in diritto di sollevare punti
critici, a differenza di altri, di alcuni colleghi, che fanno parte di quelli
"nati ieri",che hanno mosso, ad esempio, critiche al ricorso alla
fiducia o all'eccesso di eterogeneità del provvedimento. Ricordo loro che negli
ultimi tre anni e mezzo in quest'Aula ne abbiamo viste di tutti i colori e che
la dotta esposizione dell'avvocato Mazzatorta resa stamattina
nell'illustrazione della questione pregiudiziale, proprio perché dotta, non
puo' non ricordarci le patetiche sue giustificazioni del continuo ricorso alla fiducia
per l'approvazione di tutti i provvedimenti di conversione di decreti del
Governo Berlusconi. Ed abbiamo considerato una grande innovazione, di cui
abbiamo dato atto in quest'Aula, il fatto che negli ultimi decreti-legge, nelle
ultime manovre, si sia fatto almeno quello che si sta facendo adesso, e cioè
porre la fiducia sui testi approvati dalle Commissioni. Non ho il tempo per
richiamare tutti i punti critici e i temi ancora aperti, soprattutto scuola e
articolo 21, ma già i colleghi ne hanno
parlato con puntualità.
Mi permetta solo, signor Presidente, di concludere con un appello,
perchè tra le varie questioni che non siamo riusciti ad affrontare
positivamente ve ne sono tante poste dall'ANCI: non viva questo Governo il
mondo delle autonomie come altro da sé e come una fonte di sprechi. Certo, nel
sistema delle autonomie ci sono gli enti spreconi e quelli non spreconi, i
singoli comportamenti virtuosi e quelli meno, non meno e non diversamente che
nei nostri Ministeri, caro Ministro, ma se vogliamo ottenere dei risultati
anche in questo campo, quello delle semplificazioni, ciò potrà essere
realizzato solo insieme a loro, togliendoli finalmente da questa minorità
istituzionale in cui per tre anni e mezzo sono stati tenuti dal Governo
Berlusconi. (Applausi dal Gruppo PD).
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